- "Possiamo concepire un amore che non sia un atto di sopraffazione della volontà altrui? Colui che non volesse in nessun caso esercitare un'influenza sulla persona che lo ama, e si astenesse, di conseguenza, dal decidere per lei o dal consigliarla, o dall'esercitare una pressione, agirebbe comunque su di lei propio attraverso questo atteggiamento astensionistico e la spingerebbe ancora di più a prendere delle decisioni atte a compiacerlo." 

- "E' contradditorio accettre di essere amati da qulcuno senza voler influire sulla sua libertà. La libertà, se ama, egli la trova propio nell'atto di amare e non in una vana autonomia. Accetare di amare o di essere amati significa accettare di esercitare, comunque, un'influenza, di decidere, in una certa misura, per l'altro."

- "L'esperienza che faccio dell'altro, in fondo, nella misura in cui è autentica, effettiva esperienza dell'altro, è necessariamente una esperienza "alienante", nel senso che mi sottrae a me in quanto singolo ed instituisce una commistione di me e dell'altro."

- "Fare eseprienza dell'altro non ci lascia tranquilli ed è propio per questo che puo essere sempre occasione di dubbio."

- "L'attegiamento non patologico o normale consiste nel dar credito al di là di quanto possa essere provato, nel passare oltre ai dubbi che si potrebbero avere sulla verità dei sentimenti attraverso la generosità della prassi, per una azione che si prova nel suo farsi."

Maurice Merleau-Ponty, Il bambino e gli altri, (classe di psicologia dell'infanzia e pedagogia alla sorbone, 1949), Pag. 146-147